guerra alle bufale online

A prima vista può sembrare un atto di guerra alle bufale online ma a ben vedere non è così.

Il titolo è apparso su diverse testate giornalistiche italiane come La Stampa e il Secolo XIX ed è stata ripresa da molte altre testate e blog minori.

Come si vede dallo screenshot, il titolo è abbastanza eloquente:

La Germania dichiara guerra alle bufale online: multa da 50 milioni ai social che non le rimuovono.

Il titolo dell’articolo pubblicato sul quotidiano online La Stampa è stato poi rettificato con il seguente titolo:

Su Il Secolo XIX lo stesso titolo:

Germania guerra alle bufale online: multa da 50 milioni ai social che non le rimuovono.

[section label=”Analisi”]

In verità questa notizia nasce da una notizia pubblicata da Reuters il 14 marzo 2017 che riporta quanto segue:

[section label=”Reuters”]

Dal titolo e dal testo dell’articolo originale si possono leggere le seguenti parole:

Che significa:

La Germania prevede una multa ai siti social per contenuti che incitano all’odio

La Germania si appresta a varare una nuova legge che chiede ai social network come Facebook di rimuovere messaggi diffamatori o minacciosi in modo rapido o sarà multata fino a 50 milioni di Euro (53 Milioni di dollari).

Il senso è, quindi, profondamente diverso da quello riportato nei titoli perché non si parla di bufale ma di post diffamatori e incitanti all’odio.

Si parla inoltre di criminal content ossia di contenuto criminale e non di fake news come riportato da quasi tutti i quotidiani italiani.

[section label=”Conclusioni”]

Alla luce delle nostre verifiche possiamo definitivamente concludere che la notizia non è del tutto infondata ma “infarcita” di un contenuto del tutto estraneo che, però, va molto di moda oggi in Italia ossia la lotta alla fake news. Se i quotidiani online abbiano sbagliato a tradurre o voluto “allargare” il significato della notizia estendendolo anche ad altre tipologie di contenuti non ci è dato saperlo.

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